La grande abbuffata dei veleni – Silvia Ribeiro

Il sistema alimentare industriale, dalle sementi ai supermercati, è una macchina che fa ammalare le persone e il pianeta. È strettamente collegato alle principali malattie delle persone e degli animali da allevamento; è il singolo più importante fattore del cambiamento climatico e una delle principali cause del collasso ambientale globale, con la contaminazione chimica e l’erosione del suolo, dell’acqua e della biodiversità, l’interruzione dei cicli dell’azoto e del fosforo, vitali per la sopravvivenza di tutti gli essere viventi. Continua a leggere “La grande abbuffata dei veleni – Silvia Ribeiro”

ricordo di Umberto Veronesi (con le sue parole)

 

Ci sono parole che ho portato con me lungo tutti i giorni della mia vita. Alcune di queste mi hanno guidato e sono state l’insegnamento al quale ho attinto. “Nella letteratura universale troviamo molti predicatori, molti dispensatori di lezioni, molti censori che dispensano morale agli altri con sufficienza, con ironia, con cinismo, con durezza, ma è estremamente raro vedere un uomo mentre si sta esercitando a vivere e pensare”. Questa frase del filosofo francese Pierre Hadot mi ha illuminato sul mio testamento intellettuale.

Non ho lezioni di vita o di morale né verità da tramandare, ma solo l’esperienza di un uomo che ha molto vissuto e molto pensato. Ho scritto in uno dei miei ultimi libri che sono giunto alla conclusione che il mestiere dell’uomo è pensare. Pensare autonomamente, coscientemente per costruire un sistema libero di interpretazione del mondo. Certo la nostra libertà di pensiero è limitata da scelte che non abbiamo potuto fare in prima persona: i genitori e il paese in cui nasciamo prima di tutto. Tuttavia dobbiamo ampliare la nostra autonomia adottando il dubbio come metodo.

Ai miei giovani medici ho sempre fatto una raccomandazione. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre limite del dogma o la rigidità della regola. Guardate all’esperienza della mia lunga vita: senza dubbio e senza trasgressione non avrei visto (e contribuito a provocare) i progressi nella lotta al cancro, l’evoluzione del ruolo delle donne, l’affermazione della libertà di amare, avere figli e vivere la propria sessualità, il tramonto del razzismo, la nascita del senso di sostenibilità ambientale e il rispetto per l’armonia del pianeta e per tutti gli esseri viventi. È vero anche che non ho visto, come da giovane ho sperato, la sconfitta del cancro e neppure la fine della violenza delle guerre e della fame nel mondo. E questo mi rammarica profondamente.

In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L’importante non è sapere, ma cercare. Sconfiggere l’ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l’ignoranza non ci dà alcun diritto. Continuate a cercare fino alla fine, con la consapevolezza che non potete fare a meno del bene e della vita.

da qui

Dal macero al ristorante: la sfida della chef catalana agli sprechi alimentari – Alessandro Oppes

Un ristorante alla moda, una chef di prestigio e un’idea provocatoria: cibo di scarto per palati raffinati. La sfida viene da Ada Parellada, che nel cuore dell’Eixample di Barcellona gestisce un locale “cool” per giovani e turisti, La Semproniana. Per protestare contro la tendenza sempre più diffusa di destinare al macero prodotti alimentari ancora perfettamente commestibili, ha preparato un succulento menù con cinque primi, cinque secondi e quattro dessert al modico (di più, impossibile) prezzo di 4 euro: il tutto, rigorosamente, con cibi salvati dal cassonetto. Continua a leggere “Dal macero al ristorante: la sfida della chef catalana agli sprechi alimentari – Alessandro Oppes”

I can’t eat it (dal blog di Rita)

E poi ci sono quegli incontri che valgono più di ogni altra cosa.

Stazione di Piccadilly Circus: un signore buttato in un angolo con un cane; non chiede l’elemosina, ma si capisce che ha bisogno; mi avvicino e nello stesso momento un ragazzo gli porge una confezione di cibo e se ne va. Io mi abbasso per fare una carezza al cane e il signore, con aria rammaricata, guardando quanto gli hanno appena dato, dice ad Andrea: “I can’t eat it” (“non posso mangiarlo”), e glielo offre. Continua a leggere “I can’t eat it (dal blog di Rita)”